Sostanzialmente, una delle definizioni data per grafismo è la seguente: “Preminenza che, in un’opera d’arte, ha il disegno sugli altri elementi della composizione” (dal vocabolario Treccani).
Questo sussiste nell’ambito più generale dell’arte che privilegia gli strumenti classici della rappresentazione artistica bidimensionale, quali il disegno, l’incisione e la pittura, con le sue svariate tecniche in relazione ai materiali impiegati.
Con riferimento all’ottava arte, come viene spesso denominata la fotografia, forma d’arte visiva, le cose sono affatto diverse poiché tutt’altri sono i materiali e i mezzi impiegati, come pure i supporti, per ottenere un’immagine sia essa finalizzata a un uso prettamente pratico, informativo, sia che aspiri ad avere ambizioni artistiche.
Se in ambito artistico tradizionale, “pittorico”, gli artisti si pongono davanti a un supporto (sia esso pietra, tavola, tela, carta, materiale sintetico etc.) e traspongono su di esso, interpretandola, rielaborandola e anche trasfigurandola totalmente, la realtà, il fotografo, tramite il medium tecnico (l’apparecchio fotografico che modula la quantità di luce) registra su un supporto (materiale, la pellicola o immateriale, i pixel digitali) la realtà tangibile così come si presenta, che può essere solo “ritagliata” o, al più, modificata o “deformata” utilizzando le ottiche a disposizione della fotocamera.
La ricerca degli elementi grafici da comporre, parte quindi dallo stato oggettivo del mondo che si presenta davanti agli occhi, la cui realtà (anche se, lo sappiamo bene, non assoluta ma soggettiva per quanto appunto lo sono i nostri organi sensoriali visivi) è messa in evidenza dai fotoni (e se preferite dalle onde elettromagnetiche) che ne fanno percepire colori e contorni. Dalla determinata scelta di isolare una parte di questa realtà visiva rispetto a un’altra, di comporre entro un campo specifico e delimitato, sussiste la differenza tra un autore e l’altro dell’immagine: e qui entra in gioco l’intuito, la sensibilità, l’esperienza.
Ho voluto chiamare GRAFISMI 00 la sequenza di immagini che compone questo libro perché, con riferimento alla definizione in epigrafe di grafismo, non c’è dubbio che il segno, non il disegno in questo caso, prevale sul resto della composizione. Il segno, in questo caso, è anche maggiormente messo in evidenza e rimarcato dalla scelta dell’uso del bianco e nero, e dei grigi intermedi.
All’interno del tema generale, ho voluto creare delle sezioni tematiche (6 specificatamente: ABSTRAT 00, GEOMETRY 00, MONUMENT 00, NATURE 00, SHADOWS 0O e URBAN 00) per dare organicità al tutto e rendere interpretabili, almeno parzialmente, luoghi, persone e cose.
Questo album raccoglie una selezione del materiale eterogeneo raccolto negli ultimi due anni.
S.G.
Messina, agosto 2026